Mutamento del clima
Rondini ancora in città,specie vegetali a rischio estinzione! Inverni troppo caldi cambia la vita di animali e piante molti uccelli non migrano più:<<Trovano cibo qui>>
MILANO -E' novembre e le zanzare mordono: fa caldo, ci aspettano tempi difficili. Gli esperti dicono che piante e animali ci parlano degli effetti dei grandi mutamenti climatici, che il pianeta ha la febbre e loro possono essere un termometro. In attesa di sapere cosa sarà del protocollo di Kyoto contro le emissioni dei gas serra e conoscere l'esito della conferenza sul clima di Marrakesh, gli scienziati osservano, cercano spiegazioni e «usano» specie animali e vegetali come indicatori utili a guardare nel futuro. Spesso fanno previsioni preoccupanti. Per ora la fasce a rischio sono quelle estreme, l'artico, l'alta montagna. Ma qualcosa cambia anche vicino a noi. IN CITTA' - Con l'arrivo dell'inverno eravamo abituati a veder partire per l'Africa uccelli migratori come la rondine e il balestruccio. Da anni la percentuale di soggetti che svernano in Italia aumenta. «Non è per il caldo ma perché continuano a trovare cibo». Gli ingredienti principali della loro dieta, che sono mosche, zanzare e moscerini - il «plancton aereo» - popolano le nostre città anche nei mesi freddi. E il caso della zanzara tigre, più adattabile ai climi rigidi e capace di fare a meno dell'acqua nella delicata fase della riproduzione. Il risultato è eh ci rompe le scatole anche a gennaio. Non basta, i cambiamenti climatici hanno altri effetti inaspettati. Piccioni, merli e passeri da 7-8 anni hanno cambiato il proprio ritmo riproduttivo: prima era stagionale (da inizio primavera a tutta l'estate), ora sono in condizione di deporre uova 12 mesi all'anno Per finire, i parassiti: Zecche o acari tendevano a sparire ai primi freddi, ma non è più così La trombicula, un mangiatore di sangue comune nei parchi cittadini che morde le gambe procurandoci fastidiosi pruriti, prima lavorava fíno a inizio ottobre ora prosegue fino a gennaio ECOSISTEMI - Le specie che stanno in montagna sono quelle più prodighe di indicazioni sugli effetti del riscaldamento globale. Sulle Alpi, al ritirarsi dei ghiacciai scompare l'habitat della lepre bianca o della pernice bianca. Altrettanto preoccupante quello che succede sugli Appennini, sopra i 2 mila metri, oltre il limite degli alberi. Lassù l'ecosistema è ancora più sensibile ai mutamenti del clima. Su Gran Sasso, Maiella e Monte Velino,zone fra le più ricche di biodiversità in Italia,specie endemiche e rare sono in pericolo. Il pino mugo e la genzianella,ad esempio,sono piante abituate a essere protette per 8 mesi dal manto nevoso. Sotto la neve la temperatura rimane a zero gradi e non ci sono geli e disgeli. Ora nevica meno, le praterie d'alta quota sono esposte a gelate di notte e disgelo di giorno, il suolo si spacca e le piante muoiono. In", 50 anni alcune potrebbero estinguersi». Con loro rischiano vari animali, dagli insetti fino ai camosci che pascolano su quei monti.La mancanza di neve è legata al «global warming». COLLEGAMENTI - «Ormai è un'eterna primavera nei fiumi d'Italia ci sono rospi in amore appena dopo Natale e il ranunculo fiorisce a fine dicembre invece che a inizio febbraio. Specie native di zone calde riescono a vivere anche da noi, come il pesce pappagallo, che sfrutta la tropicalizzazione del Mediterraneo o la farfalla monarca africana. Ali arancioni con margini neri a pallini bianchi, è nativa del Maghreb ma da un po' "-vola dalla Sicilia alla Toscana. Un'intera fascia climatica si sposta dall'equatore verso Nord: con lei avanza il deserto». Dall'Africa a primavera: passeriformi pesanti pochi grammi, che volano per migliaia di chilometri e superano il Mediterraneo. «La migrazione primaverile è difficile e dispendiosa perché avviene ,sulla spinta della pressione selettiva ad arrivare primi nelle zone di nidificazione. Le specie che rischiano di più nell'attraversare il mare sono quelle che svernano nelle foreste equatoriali: lui verde, pigliamosche balia nera. Con l'aumento delle temperature e la desertificazione del Sud del Sahara diventa più grande l'area predesertica che devono sorvolare: potrebbero non farcela più». Posto che oggi la desertificazione sia un problema dei pigliamosche, domani toccherà le genti del Sahel e saranno esodi biblici.
Gli effetti dei cambiamenti climatici:
Il nostro ecosistema reagisce ai grandi cambiamenti climatici nei modi più diversi.Ecco gli effetti dell'aumento delle temperature su alcune specie animali e vegetali presenti in Italia.
Rondine:La rondine e altri uccelli
migratori cominciano a diventare sedentari,perchè anche in inverno trovano cibo
alle nostre latitudini.
Passero:I cambiamenti climatici
influiscono sul ciclo riproduttivo di alcuni
uccelli:merli,passeri e
piccioni depongono le uova tutto l'anno.E' molto legato all'uomo, infatti vive
solamente negli insediamenti umani. E' lungo circa 15 centimetri e ha un
piumaggio grigio con sfumature marroni sulle ali e nere attorno al becco. Le
femmine non hanno la parte nera. Normalmente vivono in stormi e solamente nel
periodo della riproduzione ogni coppia costruisce il proprio nido. La covata è
composta da 4-6 uova e possono esserci anche tre covate all'anno. Si nutrono di
semi, frutta, insetti e vermi.
Il Mediterraneo si sta tropicalizzando:il pesce pappagallo è una delle specie che per questo vive nelle nostre acque.

Zanzara tigre: Come mosche e moscerini,le
zanzare popolano le case degli italiani anche nei mesi più freddi dell'anno.
Farfalla monarca:Nativa dell'Africa,da anni la farfalla
monarca abita anche in Italia:è presente in Sicilia,Calabria,Sardegna,Puglia e
Toscana.
La farfalla Monarca pesa meno di un grammo e la sua resistenza contrasta con la sua apparente fragilità. Vola approfittando dei venti del nord ad una altezza di cento metri, a differenza delle altre farfalle, che volano quasi a fil di suolo; così, spinta dai venti, applica un sofisticato sistema di navigazione che la orienta al sud. Queste informazioni si trasmettono poi geneticamente. Alla fine di febbraio le farfalle sopravvissute all'ibernazione e ai predatori, iniziano ad esercitare le proprie ali caricandole dell'energia dei raggi del sole, per poi lanciarsi in volo in cerca dell'accoppiamento. E' un momento molto spettacolare, in cui migliaia di farfalle sorvolano la zona emettendo o seguendo segnali afrodisiaci. Successivamente sembra prepararsi al lungo viaggio del ritorno, cui sopravvivono soprattutto le donne. Giunto il momento, la farfalla depone 400 uova, che successivamente si trasformeranno in larva e poi nell'animaletto che consociamo. Così si completa il ciclo di vita della farfalla, che nel suo comportamento giustifica il nome di monarca, come osservarono gli antichi aztechi che le attribuirono il compito di trasportare le anime dei guerrieri.
Il ritirarsi dei ghiacciai minaccia
animali che vivono sulle Alpi come la lepre bianca o la pernice
bianca.
Pino Mugo:Sugli Appennini,sopra i 2000
metri,ci sono vegetali in pericolo per mancanza di neve:fra questi il pino
mugo,la genzianella e il mirtillo.
Oltre i 1800 metri di quota non c'è più posto per gli alberi. Dove il vento e il gelo non permettono più la sopravvivenza dei faggi, hanno inizio le boscaglie di arbusti prostrati, l'ultima frontiera della vegetazione che sale fino ai 2200 metri circa. Qui si incontrano ginepro comune, rododendro, uva ursina. Ma il vero protagonista è il pino mugo che negli Appennini è sopravvissuto soltanto sulla Maiella e nel parco nazionale d'Abruzzo, dopo la fine dell'era glaciale. Resistentissimo al freddo, si accontenta di poca acqua e di poca terra ed è capace di mettere radici persino sulle pietraie che rimangono coperte di neve per molti mesi all'anno. I rami del pino mugo crescono infatti dapprima in senso orizzontale, poi verso l'alto, ma non superano mai i 2 - 3 metri di altezza. Questo portamento prostrato non è dovuto all'azione del vento o al peso della neve, ma è un carattere proprio della specie. Il risultato è una boscaglia fitta e contorta, quasi impenetrabile all'escursionista ma adattissima a trattenere la neve, e per questo preziosa per la protezione della montagna dalle valanghe. Il pino mugo si riconosce, oltre che per il portamento basso, per gli aghi robusti, leggermente ricurvi e riuniti in fascetti di due, più raramente di tre, e per le pigne, lunghe da 3 a 5 cm e prive di picciolo. Dal suo legno, che per la sua elasticità veniva un tempo impiegato per cerchiare le botti, si ricava il mugolio, una sostanza balsamica impiegata nelle infiammazioni delle vie respiratorie.