L'abbazia di Santa Maria di Camigliano Tarsia (CS)

Nel corso della dominazione normanna, numerose sono state in Calabria le abbazie benedettine, e tra queste deve essere ricordata anche quella di S. Maria di Camigliano, sita nel territorio di Tarsia. Purtroppo non abbiamo molte notizie storiche sull'origine e sviluppo dell'abbazia; infatti, ben poco oggi è rimasto della sua struttura, degli arredi, dei beni. Mancano, altresì elementi storici e archeologici in grado di determinare l'esatta ubicazione della abbazia; ma non vi sono dubbi sul fatto che si trovava "in tenimento Tarsiae" Infatti, la carta geografica della Calabria, annessa al volume dei Vedola sulle "Rationes Decimarum", la pone nel territorio di Tarsia, ma ad una distanza considerevole dall'attuale sito d'individuazione, in C.da Camigliano. L'abbazia di S. Maria di Casigliano, in tutti i documenti dell'Archivio Vaticano in cui viene menzionata, che vanno dal 1200 al 1558, è sempre attribuita all'ordine benedettino e mai alla riforma cistercense. Prova ne è il silenzio degli scrittori cistercensi dei sec. XVI I, sull'appartenenza al loro Ordine di questa insigne abbazia. Il primo documento che ci parla di S. Maria di Camigliano è dei 1083, scritto in greco e si legge: "Roberto di Scalea, conte di Malvito all'egumeno Uberto abate monastero della Madre di Dio di Camigliano, due molini nei possedimenti di Malvito"; con ciò deponendo che la sua fondazione debba datarsi durante la prima generazione normanna, facendoci ritenere addirittura che il fondatore  possa essere stato Roberto il Guiscardo, il quale aveva fissato il centro delle sue operazioni in San Marco Argentano. Ma l'abbazia di Camigliano, come le altre abbazie benedettine  svolgeva non solo una funzione religiosa nel territorio, ma anche economica. Difatti, i mulini e il controllo delle acque per una paludosa e malarica come la valle del Crati, era di fondamentale importanza, soprattutto per lo sviluppo dell'economia agricola della zona. Da qui il valore della donazione di Roberto di Scalea e di simili donazioni, che di frequente venivano nel corso del medioevo ed in particolare modo in epoca normanna e sveva. Il nome dell'abate Uberto, probabilmente primo abate del monastero, evidenzia chiaramente la sua origine normanna e dimostra che si trattava di una nuova fondazione. Il secondo ed imporntante documento in cui ricorre il nome dell'abbazia di S. Maria di Camigliano, scritto anch'esso in greco,, è del 1156, ed appartiene a quel gruppo di strumenti scritti in greco, propri dell'abbazia cistercense di S. Maria della Mattina, in territorio di S. Marco Argentano. Un terzo documento, in cui si fa menzione del ns. monastero, è il diploma di fondazione dei monastero basiliano di S. Maria de Fontibus di Lungro. L'abbazia di S. Maria di Camiglino fin dalle origini fu sottratta alla giurisdizione dell'Arcivescovo di Rossano e sottoposta direttamente a quella della Santa Sede, che essa ha sempre esercitato, anche quando era lontana da Roma, ad Avignone, a dimostrazione che L'abbazia benedettina di Tarsia doveva avere un'importanza tutt'altro che trascurabile. Con l'inizio dei XV, l'abbazia è data in commenda, determinandone la rovina. E' probabile che nel corso di quel secolo, sia stata completamente abbandonata dai monaci e che non siano rimaste che le rovine, a beneficio esclusivo degli avidi commendari Ultime notizie si hanno nel 1602 e dopo quell'anno cala il silenzio sull'abbazia. il tempo e la natura rigogliosa dei luogo hanno coperto quei ruderi dell'antica e gloriosa abbazia benedettina fino a farne perdere le tracce.

Francesco Sannuto

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