Mimì e la sfortuna...

Immagine scattata a Milano nel 1982 da Giorgio Nobis e concessa da Tiziana Ferretti

Comincia il viaggio, mi scopro d'un tratto a volare.

Non voglio sentirmi un pacco postale, ma una donna. Voglio saltare con i miei amici la sera, voglio leggere, voglio scrivere i testi di canzoni, voglio giocare con il mio cane.

Noi siamo i buoni, i cattivi, gli eroi.

Avere successo non è una scommessa con il mondo, una rivendicazione personale. Avere successo è riuscire a far giungere agli altri qualcosa, un'emozione, un pensiero, un discorso.

Ho perso il blu che spacca il cielo a metà.

Io sono una che canta e sono come sono. Voglio essere una cantante e non un personaggio.

Non c'è niente di grande in me, io posso soltanto cantare per me.

Davanti al microfono chiudo gli occhi e divento forte, talmente forte che non mi importa più di nulla.

 

Articoli dei giornali (in formato PDF curati da Tiziana Ferretti)

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Mia Martini rivive in una strada


Alla presentazione di un dvd, il Comune di Roma promette un tributo alla grande artista


(articolo redatto da: VIRGILIO NEW del 16 Giugno 2005)


A circa dieci anni dalla scomparsa, il Comune di Roma dedicherà una strada della Capitale all'amatissima cantautrice Mia Martini. L'annuncio è stato dato in Campidoglio durante la presentazione del toccante dvd E Ancora Canto dedicato interamente all'artista di Bagnara Calabra.

La raccolta di filmati in dvd comprende tutte le esibizioni in Rai di Mia Martini dal 1975 al 1981, in quello che i critici considerano tuttora il suo "periodo d'oro". Molto interessanti a questo proposito sono il documentario Mia del '74 girato tra Roma e il litorale ostiense e lo speciale del '81 intitolato Donna Rock. Io Sono Mia.

Completano il dvd anche omaggi fatti dalla stessa Martini ai suoi grandi miti musicali (tra cui Ray Charles e Charles Aznavour) e piccole, toccanti interviste che, a distanza di anni, sanno ancora farci rivivere la profonda sincerità di una grande artista e di una voce unica nel panorama musicale italiano.

 

 

Mia Martini, dieci anni dopo
Il ricordo di una vita schiacciata


Parla Marco Masini, a lungo vittima della stessa persecuzione
"Si fidava degli altri, ma le hanno tolto l'amore e la passione"
di ALESSANDRA VITALI

Marco Masini

Articolo tratto dal quotidiano “LA REPUBBLICA”


MIMI', dieci anni fa. Mia Martini moriva il 12 maggio del 1995. Due giorni dopo veniva ritrovata riversa sul letto, il braccio teso verso il telefono che non era riuscita ad afferrare. Si disse e si scrisse di tutto, sulla sua morte, con foga pruriginosa. Quel che aveva mangiato, bevuto, ingerito e tanto altro. Si sa pure, però, che era impossibile diagnosticare con precisione medica la causa della fine prematura di una vita, e di una carriera, segnata dal pregiudizio, dalla persecuzione, dalla chiacchiera che certe volte più è scema e più è efficace.

Sono, questi, i giorni del ricordo e della riflessione. Una prima tranche è andata in onda nella notte fra sabato e domenica, Notte Mimì su Retequattro, che replica nella notte fra l'11 e il 12 maggio, in quella fra il 12 e il 13 e in quella fra il 14 e il 15. Prima però, lunedì 9, alle 22.50 su RaiDue, ci pensa La storia siamo noi di Giovanni Minoli a ricostruire quella esperienza umana e artistica, drammatica e controversa, scandita da grandi successi e crisi profonde. Gli inizi difficili, il rapporto complesso con il padre, la storia d'amore con Ivano Fossati, la carriera, il buio. Curano lo speciale Caterina Stagno e Silvia Tortora, quest'ultima figlia di Enzo, insomma una che di vite stroncate dagli equivoci ne sa qualcosa.

Ne parla volentieri anche un artista che della stessa persecuzione è stato vittima, pur con esiti meno drammatici. E che a Mia Martini (oltre che alla propria madre) ha dedicato la vittoria-riscossa al Festival di Sanremo 2004, Marco Masini.

Iettatore. Un marchio che non si cancella?

 

"Dipende. Per Mimì è stato diverso. Lei ne ha fatto una questione umana, io ho sofferto meno perché l'ho buttata sul piano professionale. A me procurava problemi pratici, nessuno mi faceva vendere le mie canzoni, non mi davano più alcuna opportunità. Ho dovuto smettere, e mi è parsa più un'offesa nei confronti del pubblico. Mimì era estremamente sensibile, amava il prossimo, si fidava degli altri. Sentirsi disistimata l'ha portata a mettere in discussione se stessa, sempre di più, fino alla fine".

Non volle reagire?
"Al contrario, ha lottato tanto, ma alla fine è stata schiacciata. Ha dimostrato coraggio, perseveranza, ma non ha retto a un meccanismo che era diventato più grande di lei. Negli ultimi tempi era distaccata dal suo lavoro, cominciava a odiarlo".

Però diceva sempre che la musica era l'unico amore della sua vita.
"E gliel'hanno tolto. Hanno fatto in modo che quel lavoro diventasse un condizionamento. Quello fra un'artista di quel calibro e la musica, doveva essere un amore eterno, infinito. Ma quando a quell'amore hanno sottratto la sua purezza, a Mimì hanno tolto il novanta per cento delle ragioni che la tenevano in vita. Un'ingiustizia. E ha mollato".

Com'era Mia Martini?
"Bella, sensibile, una grande artista. Ci siamo conosciuti quando il mio ex produttore, Giuseppe Bigazzi, con Beppe Dati avevano scritto per lei Gli uomini non cambiano. Poi l'ho rivista per alcuni spettacoli televisivi. Una grande umanità".

Lei ne è venuto fuori, ha vinto a Sanremo nel 2004, ha partecipato anche all'ultima edizione del festival e ha in uscita un disco di inediti, Il giardino delle api. Però a qualcun altro potrebbe accadere ancora?
"La pratica di prendere per i fondelli è sempre esistita. Come gioco, chiacchiera da salotto. E la cattiveria pure. A volte però sfugge di mano. Nessuno è pulito, tutti abbiamo ferito, con le parole. Meno drammatico quando capita a chi, come noi, ha la possibilità di replicare, magari attraverso i media. Peggio è quando succede, che ne so, a un ragazzino di sedici anni. Viene emarginato e porta la ferita per tutta la vita".

Ora si sente al sicuro?
"Mi ci sentivo anche prima. Perché a quelle storie della sfiga non ci credo. Le streghe non si bruciano più, è roba da medioevo".

E Mimì?
"E' insostituibile. Il segno che ha lasciato deve far riflettere. Perché a tutt'oggi non esiste ancora una voce femminile italiana come la sua. Senza togliere nulla ad altre artiste, ma il calore, il brivido di quella voce profonda, roca.... Resta sempre l'unica".

 

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