Campo di concentramento di Ferramonti Tarsia (CS)  

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Il campo di concentramento di Ferramonti,situato in una stretta pianura in territorio di Tarsia nelle vicinanze del fiume Crati prima che, attraversando una stretta gola, si immette nella pianura di Sibari, fu aperto nel giugno 1940 per elementi considerati pericolosi nelle "contingenze belliche".

 I deportati sono in maggioranza ebrei stranieri che non avevano ottemperato all’ordine di espulsione del ‘38 o profughi rifugiati in Italia nei primi anni della guerra. Fra questi ebrei si trovavano due gruppi appartenenti al movimento sionista: il primo formato da 302 persone tra maschi e donne provenienti dall’Austria, ma di diversa origine, giunti a Bengasi da dove una nave bulgara avrebbe dovuto condurli in Palestina e dove invece furono bloccati dai soldati italiani nel momento in cui l’Italia entrò in guerra e condotti a Ferramonti.Il secondo composto di 509 persone partite da Bratislava nel maggio del 1940 su una vecchia nave, il Pentcho, che attraverso il Danubio ed il Mar Nero giunsero nell’Egeo per raggiungere la Palestina. Ma un naufragio presso un’isola del Dedocanneso li fece cadere nelle mani degli Italiani che li portarono prima a Rodi e successivamente agli inizi del ‘42 a Ferramonti. Alcuni di loro trovarono la morte nel campo e furono seppelliti nel cimitero di Tarsia dove ancora oggi si trovano le lapidi che ricordano quei morti (foto in basso  ) ed un monumento  in onore degli internati ( foto in basso. 

                      

Cabina elettrica adibita a postazione di controllo.

Monumento commemorativo dei naufraghi del "Pentcho", decaduti nel campo di concentramento di Ferramonti.

Nel settembre del ‘43, quando gli alleati liberarono l’Italia meridionale, nel campo si trovavano ancora circa 1900 detenuti di cui circa 1500 ebrei.Un gruppo di 350 detenuti a Ferramonti insieme ad altri ebrei provenienti da altre parti dell’Italia liberata, per un totale di 517, nel maggio del ‘44 partirono da Taranto alla volta della Palestina. Il resto rimase a Ferramonti fino alla fine della guerra, sotto egida inglese, da cui partirono alla volta dei loro paesi di origine.

                              

La lapide di "Hugo Meitner" presenta il candelabro a 7 bracci (MENORAH)  con fiammelle che si dipartono dalla sommità di ciascun braccio, simbolo del Giudaismo

Lapide di "Leo Wellesz" nato a Cosenza e portato nel campo di Ferramonti il 12 gennaio del 1943, morto a soli due mesi per broncopolmonite

 

Il 25 aprile nel “campo” di Ferramonti di Tarsia

PER UN PERCORSO DELLA MEMORIA di Raffaello Saffioti

 

Il 25 aprile, festa della Liberazione, è un giorno di vacanza. Quest’anno ho voluto viverlo come giorno di studio, partecipando a Ferramonti di Tarsia al IX Meeting internazionale “Storia - Memoria - Identità”, organizzato dalla Fondazione “Ferramonti di Tarsia” per l’Amicizia tra i Popoli, sorta nel 1988. Ferramonti fu il più grande campo italiano di internamento per ebrei, operante tra il 1940 e il 1943. Il Meeting è una delle iniziative più importanti della Fondazione che “collega il passato ed il presente, seguendo in parallelo un doppio filo di dibattito e di promozione culturale”.

 

 La Fondazione tra le sue finalità statutarie ha quella di “favorire la conoscenza, la solidarietà e l’amicizia fra i popoli... attuando iniziative culturali che contribuiscano alla difesa della memoria storica e all’educazione democratica dei cittadini”. Nel Salone consiliare del Palazzo Municipale di Tarsia è stato presentato il volume-guida “Un percorso della memoria”, a cura di Tristano Matta, Electa editrice, Milano 1996.

Il volume risponde ad una esigenza di divulgazione storiografica e didattica. Esso comprende un saggio introduttivo di Enzo Collotti che ripercorre le vicende storiche italiane, dall’armistizio dell’8 settembre 1943 fino alla Liberazione, e una serie di testi riguardanti sette luoghi che furono teatro di internamento, deportazione o di stragi ed eccidi ad opera di nazisti e fascisti: Ferramonti, le Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, il Campo di Fossoli, Boves, la Risiera di San Sabba.

 

 Gli “Apparati” che completano il volume sono di grande aiuto agli educatori ed ai visitatori dei “luoghi della memoria”. Il dibattito che ha avuto luogo per la presentazione del libro e il resto del programma della manifestazione hanno dimostrato che siamo ormai lontani dalle vecchie manifestazioni puramente celebrative e retoriche del 25 aprile. “Non contemplare il passato ma interrogarlo alla luce del presente” (Enzo Traverso) può essere il motto di queste manifestazioni.

 

E’ stato detto nel dibattito che “il 25 aprile non è una data statica, ma attiva e dinamica”. Carlo Spartaco Capogreco, promotore della Fondazione, studioso e divulgatore della vicenda storica di Ferramonti, ha scritto nel volume presentato: “Il retaggio dell’episodio storico di Ferramonti (portatore di peculiari valori ed insegnamenti che vanno al di là della sua semplice ‘storia’) è stato così recuperato e posto alla base di una istituzione nuova che non vuole ridurre il suo impegno ad una vuota retorica celebrativa, ma che invece, in un costante collegamento ideale tra ciò che è accaduto (le violenze dei totalitarismi, l’antisemitismo, ecc.) e ciò che oggi ci sta di fronte (i conflitti etnici e sociali, la crisi delle democrazie, la ‘perdita di memoria’, ecc.) tenta di incidere positivamente nella storia contemporanea. Dunque, un occhio rivolto al passato ed un altro al presente, con una particolare attenzione al mondo della scuola ed alle grandi sfide di questi e dei prossimi anni”. C’è un progetto di recupero dei resti del campo.

“Il Museo-archivio di Ferramonti - scrive ancora Capogreco - servirà anzitutto ad accogliere visite e stages di studenti e insegnanti, organizzando corsi sulla didattica della storia e sull’educazione alla pace, alla democrazia ed alla diversità. Un luogo, quindi, che non serva ad ‘istituzionalizzare la memoria’, ma che operi attivamente perché le giovani generazioni facciano propri quei valori di libertà e tolleranza tra i popoli che il nazifascismo cinquant’anni fa aveva del tutto schiacciato e che vanno riconquistati e rinverditi ogni giorno anche nel nostro stato democratico.

L’obiettivo è quello di sviluppare... un efficace confronto sui temi della memoria, partendo dalla constatazione delle gravi carenze della scuola e del frequente disincanto (se non disinteresse) con cui il mondo giovanile guarda al passato ed in particolare alla storia più recente”.

 

 

        

 

La storia di Ferramonti