Giuseppe Garibaldi

L'eroe dei due mondi..

Giuseppe Garibaldi eroe, bandito, avventuriero, ingenuo cavaliere pronto ad offrire la propria spada per la causa della libertà dei popoli e degli oppressi: questi i giudizi controversi di chi, di volta in volta, esaminò la figura di Garibaldi, personaggio principale dell'epopea che condusse alla liberazione della Sicilia e del Sud. A 26 anni entrò nella Giovine Italia. A Marsiglia conobbe il Mazzini e decise di partecipare alla rivolta di Genova nel 1834. Fallito il moto e condannato a morte in contumacia, fuggì in Sud America nel 1836 dove comandò la flotta da guerra nell'insurrezione di Rio Grande do Sul, contro il governo brasiliano, e creò un corpo italiano, le famose camicie rosse, nel movimento indipendentista uruguayano. Con l'inizio delle ostilità fra Austria e Piemonte lasciò Montevideo e si imbarcò alla volta dell'Italia, con un pugno di uomini della legione italiana, dove si mise al servizio di Re Vittorio Emanuele II. Nelle fasi finali della prima guerra d'indipendenza, con i suoi uomini, circa 1500 volontari, riuscì a tenere in scacco le truppe austriache. In quegli anni, che lo videro protagonista anche della difesa di Roma, Garibaldi cercò di applicare lo schema della "guerra di popolo", tecnica che aveva sperimentato nell'America del Sud e che avrebbe avuto pieno successo in Sicilia nel 1860.

In una stampa d'epoca " La battaglia di Calatafimi"

Di passaggio per Tarsia...

1 settembre 1860 Garibaldi viaggiava in carrozza per più ore costeggiò la valle del Crati, che era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di notte. Dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia, scese ed infilò la rapida scorciatoia della Torretta. Presso il paese incontrò una donna che si fermò inebetita, poi ripresasi dallo stupore, salutò con un "evviva". Garibaldi sorridente le chiese: "Chi viva" ed ella: «Garlumbardu». Il condottiero ancora sorridente commentava: "Siamo in un paese di amici" Garibaldi entrò in Tarsia dalla parte del palazzo Rossi e si diresse al municipio, mentre il trombettiere dando mano alla tromba, chiamava a raccolta la popolazione. Era sindaco di Tarsia Luigi Santoro, che fu subito attratto dal fascino di Garibaldi, al punto che gli fece tenere a battesimo la sua neonata, cui l'eroe pose nome Anita. Da allora Tarsia è piena di vecchie e fanciulle che portano questo nome.

Home